E proprio su questo punto Sallusti ha dato mandato di querelare il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore, per diffamazione con grave danno alla propria reputazione e immagine, in merito alle dichiarazioni del procuratore «nel controllare un numero di telefono ci siamo resi conto che i colloqui tra i giornalisti del Giornale» Sallusti e Porro «con il segretario del presidente degli industriali erano tesi a fare cambiare atteggiamento al presidente degli industriali che aveva rilasciato dichiarazioni dure contro il governo».
Sostiene Sallusti in una nota: «Non ho mai fatto - dice Sallusti - o ricevuto alcuna telefonata, messaggio o e-mail sull'argomento in questione, non ho mai parlato in vita mia con il presidente Marcegaglia, con il suo assistente Rinaldo Arpisella, del quale ho appreso solo oggi l'esistenza, né con persone riconducibili allo staff del presidente di Confindustria».
Secondo Lepore, in ogni caso, si tratta di un'indagine delicata e complessa e le perquisizioni si sono svolte «con il massimo rispetto delle regole, per garantire la salvaguardia delle notizie contenute in documenti e file di pc su cui i giornalisti stanno lavorando e che non hanno legami con i fatti oggetto di indagine».
I pm nelle motivazioni alla base della decisione di perquisire la sede de «Il Giornale», sostengono che il diritto di critica da parte della stampa è fuori discussione, ma il giornalista non può utilizzare i propri scritti «per coartare la volontà altrui» perché in questo caso si configura un reato, quello di violenza privata.
Fonte: www.ilsole24ore.comNapoli